lunedì 11 maggio 2009

Taxi to the Dark Side


Il 1° Dicembre 2002, Dilawar, un giovane taxista afgano, carica tre passeggeri, non farà più ritorno a casa.
Prendendo spunto dall’indagine giornalistica di Tim Golden del “New York Times” sulla misteriosa morte di Dilawar nella prigione americana di Bagram (2002), Alex Gibney intraprende una sorprendente inchiesta che, partendo dalle torture e i soprusi subiti dai “terroristi” arabi rinchiusi nelle carceri militari americane in Afganistan e Iraq, arriva a indagare e svelare la vera natura di gravissimi episodi di violazione dei diritti umani, solo apparentemente accidentali. Un’indagine che lo porta sino a Guantanamo, e ai metodi di interrogatorio della CIA negli anni ’50, ’60 e ‘70, per svelare il lato oscuro della politica anti-terrorismo dell’amministrazione Bush dopo l’11 settembre ed i tanti retroscena dell’intervento americano in Medio Oriente.

 

REGIA

Alex Gibney

SCENEGGIATURA

Alex Gibney

FOTOGRAFIA

Maryse Alberti, Greg Andracke

MONTAGGIO

Sloane Klevin

MUSICHE

Ivor Guest, Robert Logan

PRODUZIONE

Jigsaw Films

NAZIONALITA' USA   ANNO 2007

DURATA  106'

 

Festival Marematraggio 2009 di Trieste

La retrospettiva (26 e 27 giugno) si inserisce in un ampio

programma sulla cinematografia greca iniziato nel gennaio

2009 al 20esimo Trieste Film Festival con una rassegna di

pellicole prodotte negli ultimi dieci anni e completato con

una ulteriore rassegna prevista per l'edizione 2010 del TFF.

 

http://www.ninniradicini.it/kritik/greciamaremetraggio.htm

 

domenica 3 maggio 2009

Departures vince al Far East Film

Far East Film, vince il Premio Oscar, “Departures” di Takita Yojiro.

 UDINE, 3 Maggio 2009 - Con una valanga di voti e realizzando una media complessiva davvero alta (4.57 su un massimo di 5). Departures di Takita Yojiro è stato incoronato migliore film dal pubblico della 11/a edizione del Far East Film Festival, conclusosi ieri sera a Udine. Il re degli Audience Awards 2009, dunque, già vincitore dell’Oscar come migliore film straniero, batte bandiera giapponese, mentre battono - rispettivamente - bandiera sudcoreana e bandiera indonesiana il secondo e il terzo classificato: l’irresistibile comedy Scandal Makers di Kang Hyeong-chul e il poetico melodramma The Rainbow Troops di Riri Riza. Anche la speciale giuria degli accreditati Black Dragon ha eletto numero uno l’inno alla vita di Departures, mentre i lettori di Mymovies.it, votando direttamente online, hanno preferito il road movie giapponese One Million Yen Girl della giovane regista Tanada Yuki. (Ansa).

mercoledì 29 aprile 2009

Immagini da Udine FAR EAST film














lunedì 23 febbraio 2009

Il trionfo del ragazzo di Mumbai


8 Oscar a "The Millionaire", migliori attori Sean Penn e Kate Winslet. Premio postumo a Ledger

Il ragazzo di Mumbai ce l’ha fatta. The millionaire, l’originale favola in stile Bollywood diretta dal regista inglese Danny Boyle ha ottenuto l’Oscar come miglior film, sbaragliando le grandi produzioni americane, da Frost/Nixon di Ron Howard a Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher. La pellicola, che ripercorre l’incredibile vita di una ragazzo nato negli slums indiani, ha ottenuto in tutto otto statuette: miglior regia, miglior fotografia, miglior montaggio, miglior colonna sonora, miglior canzone originale, miglior sceneggiatura non originale, miglior missaggio del suono. Il produttore Christian Colson sul palco del Kodak Theatre con tutto il cast e la troupe, ha ricordato come questo film sia frutto di un piccolo miracolo: “E’ stato un viaggio straordinario, iniziato senza star, senza soldi, ma con una sceneggiatura incredibile e un genio come regista”. Ed è stato proprio Boyle, ex ragazzo punk inglese, che si fece conoscere al pubblico con un film molto poco politicamente corretto come Trainspotting, la star della serata, tanto da arrivare a saltare letteralmente di  gioia sul palco quando ha ricevuto la statuetta come miglior regista.

Quasi scontate le statuette ai due attori protagonisti, Sean Penn per Milk e Kate Winslet per The reader di Stephen Daldry. Il primo nel film di Gus Van Sant ha offerto una straordinaria interpretazione del leader del movimento gay americano Harvey Milk, primo politico americano dichiaratamente omosessuale, che fu ucciso nel 1978. Il film ha ottenuto anche la statuetta per la miglior sceneggiatura originale.  La Winslet, già vincitrice quest’anno di due Globe, ottiene il suo primo Oscar per la splendida interpretazione dell’ex guardia nazista Hannah Schmitz, che l’attrice impersona nel film dai trenta ai sessant’anni. “Già a un anno sognavo questo momento – ha affermato emozionata l’attrice inglese – al posto della statuetta tenevo in mano uno shampoo ed è allora che ho preparato il mio discorso di ringraziamento”.

Commovente il momento della statuetta come miglior attore non protagonista al defunto Heath Ledger: a ritirare l’Oscar per l’interpretazione di Joker ne Il cavaliere oscuro è stata la famiglia dell’attore australiano scomparso un anno fa. Emozionatissima era invece Penelope Cruz per l’Oscar come migliore attrice non protagonista del film di Woody Allen Vicky, Cristina, Barcelona: pur essendo amatissima a Hollywood l’interprete spagnola non aveva mai avuto riconoscimenti ufficiali. Il grande sconfitto di quest’anno è sicuramente il film di David Fincher Il curioso caso di Benjamin Button, interpretato da Brad Pitt: arrivato alla notte degli Oscar con 13 nomination, ha ricevuto solo tre premi minori: scenografia, trucco e effetti speciali. Tra i premi “tecnici” Il cavaliere oscuro ha vinto per miglior montaggio del suono, La duchessa per i costumi. Come prevedibile il premio per il miglior film d’animazione è andato al robot Wall E, mentre l’Oscar per il miglior film straniero è stato assegnato al film giapponese Departures.

 

 

 

 

 

 

sabato 29 novembre 2008

Torino Film Festival ha vinto TONY MANERO


La Giuria del concorso ha deliberato. Si vincono soldi a Torino: 25mila euro per il miglior film e poi a scendere per le altre categorie. Equilibrata la composizione dei giurati: il regista Alexey German Jr., gli scrittori usa Jonathan Lethem e Dito Montiel (in realtà quest’ultimo ha anche esordito nella regia con Guida per riconoscere i tuoi santi) e gli attori Alba Rohrwacher e il polacco Jerzy Stuhr.

Come da pronostico, ha vinto Tony Manero del regista cileno Pablo Larrain, che si è guadagnato anche il riconoscimento della critica internazionale col Premio Fipresci. Per la verità era un titolo di seconda mano. Nella lotta all’ultimo sangue tra Festival per aggiudicarsi anteprime ed esclusive, bisogna fare i conti con quello che c’è. E infatti il film di Larrain era già passato alla Quinzaine di Cannes (una sezione collaterale) ed è stato nominato all’Oscar per il suo paese.

La storia è molto curiosa: un disoccupato innamorato del John Travolta de La febbre del sabato del sera le tenta tutte per interpretarlo in un film prodotto in Cile. Arriverà alla selezione per il miglior Tony Manero del paese ma senza quella fortuna che era certo di essersi conquistato anche a costo delle peggiori violenze sulle persone che gli stanno accanto. Alfredo Castro, nei panni dell’emulo di Travolta, è stato giudicato miglior attore.

Premio speciale della giuria a Prince of Broadway, un titolo Usa molto apprezzato. Si è parlato di atmosfere alla Cassavetes: racconta di un ghanese che cerca di sopravvivere vendendo merce taroccata per le vie di New York. Emmanuele Devos per il film belga Non-Dit di Fien Troch è stata premiata quale migliore attrice.

Nella sezione documentari italiani, che qui a Torino hanno una vetrina molto prestigiosa, la giuria ha scelto Napoli Piazza Municipio di Bruno Olivero, mentre il premio speciale è andato a Rata nece biti (Non ci sarà la guerra) di Daniele Gaglianone.

Per i cortometraggi vince A chi è già morto a chi sta per morire di Fulvio Pepe, premio speciale a Ottana di Pietro Mele e menzione speciale a La nonna di Massimo Alìm Mohammad.



l’Unità.it  29 novembre 2008

 

mercoledì 5 novembre 2008

Apertura del discorso di Obama


"Abbiamo fatto tanta strada
questa vittoria appartiene a voi"

Ecco l’apertura del discorso con cui Barack Obama ha celebrato la vittoria a Chicago 

Obama: Ciao, Chicago.

Se c'è qualcuno lì fuori che ancora dubita che l'America sia un posto dove tutto è possibile; che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è vivo ai nostri tempi; che ancora mette il dubbio il potere della nostra democrazia: questa notte è la vostra risposta.

E' la risposta delle code che si allungavano intorno alle scuole e alle chiese in numeri che questa nazione non aveva mai visto, della gente che ha aspettato tre e quattro ore, molti per la prima volta nella vita, perché credevano che questa volta dovesse essere diverso, che le loro voci potessero fare la differenza. E' la risposta che viene dai giovani e dai vecchi, dai ricchi e dai poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, indigeni americani, gay, eterosessuali, disabili e no. 

Gli americani hanno mandato un messaggio al mondo: non siamo mai stati solo una lista di individui o una lista di stati rossi e stati blu. Siamo, e sempre saremo, gli Stati Uniti d'America.