lunedì 10 novembre 2008

INVIDEO XVIII Edizione

TERRE E CIELI

11 NOVEMBRE
Barcellona, IED

12-16 NOVEMBRE
Milano, Spazio Oberdan

15 e 18 NOVEMBRE
Milano, Centre Culturel français de Milan

mercoledì 5 novembre 2008

Apertura del discorso di Obama


"Abbiamo fatto tanta strada
questa vittoria appartiene a voi"

Ecco l’apertura del discorso con cui Barack Obama ha celebrato la vittoria a Chicago 

Obama: Ciao, Chicago.

Se c'è qualcuno lì fuori che ancora dubita che l'America sia un posto dove tutto è possibile; che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è vivo ai nostri tempi; che ancora mette il dubbio il potere della nostra democrazia: questa notte è la vostra risposta.

E' la risposta delle code che si allungavano intorno alle scuole e alle chiese in numeri che questa nazione non aveva mai visto, della gente che ha aspettato tre e quattro ore, molti per la prima volta nella vita, perché credevano che questa volta dovesse essere diverso, che le loro voci potessero fare la differenza. E' la risposta che viene dai giovani e dai vecchi, dai ricchi e dai poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, indigeni americani, gay, eterosessuali, disabili e no. 

Gli americani hanno mandato un messaggio al mondo: non siamo mai stati solo una lista di individui o una lista di stati rossi e stati blu. Siamo, e sempre saremo, gli Stati Uniti d'America.

 

giovedì 30 ottobre 2008

Il corteo degli studenti contro la legge Gelmini


Sono migliaia i manifestanti scesi in piazza a Milano per protestare contro la riforma della scuola voluta del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. A sfilare da piazza Cairoli c'è tutto il mondo della scuola: insegnanti, ma anche bambini delle materne e delle elementari fino agli studenti universitari. Ad aprire la manifestazione è Rete Scuole, poi seguono i bambini accompagnati da genitori e insegnanti, i sindacati e il mondo delle scuole superiori e dell'università. "Scuola pubblica a rischio estinzione. Proteggiamola" è lo striscione che apre il corteo

Repubblica.it   30 ottobre 

 

Control di Anton Corbijn


Ian Curtis si impiccò a soli 23 anni, segnato da una vita costantemente accompagnata dall’epilessia e da una (con)seguente depressione. La sua morte, drammaticamente prematura, lo fece diventare un vero e proprio mito per i numerosissimi fan della band di cui era stato fondatore, paroliere e cantante: i Joy Division. Il rischio che un biopic su Curtis potesse trasformarsi quindi in un’opera agiografica e celebrativa c’era e non era da sottovalutare: ma al suo esordio nel cinema Anton Corbijn, fotografo delle rockstar e regista di numerosi, celebri videoclip, è stato in grado di dribblarlo con eleganza e intelligenza.

Dotato di un’eleganza formale che deriva dall’attività di fotografo di Corbijn più che da quella di videomaker, Control è un film secco e asciutto, che mette al centro della sua narrazione non una star della musica, decadente e “maledetta”, ma un ragazzo fragile e sensibilissimo, incapace di comunicare con il mondo come avrebbe voluto ma bisognosissimo d’amore nel senso più ampio del termine. La musica e la storia dei Joy Division, pur presenti, sono poco più di una cornice all’interno della quale viene ritratto un dramma tutto personale e inespresso, che si rispecchia formalmente in una serie di scelte che fanno sembrare quello di Corbijn un film ovattato, quasi trattenuto, ma che trasmettono invece alla perfezione il senso di distacco provato dal giovane Ian (un bravissimo Sam Riley, che canta anche le canzoni dei Joy Division) nei confronti del mondo e delle sue emozioni.

E non è un caso quindi che Control si “scaldi” con l’entrata in scena di Annik Honorée (Alexandra Maria Lara), la giornalista belga di cui Curtis s’innamorò ed iniziò una relazione che mise a durissima prova il suo rapporto con la moglie Deborah. Ma anche in questo ritratto Corbijn si dimostra sensibile e capace, evitando luoghi comuni e facilonerie e soprattutto non giudicando. Descrivendo quasi con affetto lo straordinario bisogno d’amore del suo protagonista: un bisogno intenso e bidirezionale, mai ipocrita o opportunista. Curtis, nella sua incapacità di gestire e amministrare sentimenti ed emotività, amava allo stesso modo la moglie e l’amante; e non riuscendo a gestire razionalmente questo dualismo, cederà a quell’ultimo, dissennato gesto. Love will Tear Us Apart

di Federico Gironi  Coming Soon.it

mercoledì 22 ottobre 2008

L'arte, un mercato contro la crisi


da "la Repubblica" Affari & Finanza 20/10/2008

martedì 30 settembre 2008

Miracolo a Sant'Anna

Spike Lee

"Miracolo a Sant'Anna" accolto dalle polemiche

 

Spike Lee nel suo ultimo film Miracolo a Sant'Anna (nelle sale il 3

ottobre) racconta l’Italia del 1944, tra l’avanzata delle truppe alleate, la

Resistenza italiana e le violente offensive dei tedeschi. Nel film prende di

mira anche i partigiani, che protesteranno apertamente domani alla prima

del film a Viareggio: “Non sento di dovermi scusare con nessuno. Ci sono

tante questioni ancora aperte in Italia a proposito della seconda guerra

mondiale, è chiaro che anche quello della lotta partigiana è un capitolo

non risolto. Poi bisogna sottolineare che i partigiani non erano amati da

tutti gli italiani: facevano quello che dovevano fare e poi si nascondevano

sulle montagne, lasciando i civili a subire le reazioni dell’esercito tedesco”.

 

Breve cronaca di un eccidio

I primi di agosto 1944, Sant’Anna di Stazzema era stata qualificata dal comando

tedesco “zona bianca”, ossia una località adatta ad accogliere sfollati: per questo la

popolazione in quell’estate aveva superato le mille unità. Inoltre, sempre in quei

giorni, i partigiani avevano abbandonato la zona senza aver svolto operazioni

militari di particolare entità contro i tedeschi. Nonostante ciò, all’alba del 12 agosto

’44, tre reparti di SS salirono a Sant’Anna, mentre un quarto chiudeva ogni via di

fuga a valle, sopra il paese di Valdicastello. Alle sette il paese era circondato.

Quando le SS giunsero a Sant’Anna, accompagnati da fascisti collaborazionisti che

fecero da guide, gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere

deportati, mentre donne vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro, in

quanto civili inermi, restarono nelle loro case.

In poco più di tre ore vennero massacrati 560 innocenti, in gran parte bambini,

donne e anziani. I nazisti li rastrellarono, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle

case, li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano, compiendo atti di efferata

barbarie. Infine il fuoco, a distruggere e cancellare tutto. Non fu rappresaglia, non fu

vendetta. Come è emerso dalle indagini della Procura Militare della Spezia, si trattò

di un atto terroristico, di una azione premeditata e curata in ogni minimo dettaglio.

L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per

rompere ogni collegamento fra le popolazioni civili e le formazioni partigiane

presenti nella zona.

La ricostruzione degli avvenimenti, l’attribuzione delle responsabilità e le

motivazioni che hanno originato l’Eccidio sono state possibili grazie al processo

svoltosi al Tribunale militare della Spezia e conclusosi nel 2005 con la condanna

all’ergastolo per dieci ex SS colpevoli del massacro; sentenza confermata in

Appello nel 2006 e ratificata in Cassazione nel 2007. Nella prima fase processuale

si è svolto, grazie al Pm Marco de Paolis, un imponente lavoro investigativo, cui

sono seguite le testimonianze in aula di superstiti, di periti storici e persino di due

SS appartenute al battaglione che massacrò centinaia di persone a Sant’Anna.

Fondamentale, nel 1994, anche la scoperta avvenuta a Roma, negli scantinati di

Palazzo Cesi, di un armadio chiuso e girato con le ante verso il muro, ribattezzato

poi “Armadio della vergogna”, poiché nascondeva da oltre 40 anni documenti che

sarebbero risultati fondamentali ai fini di una ricerca della verità storica e giudiziaria

sulle stragi nazifasciste in Italia nel secondo dopoguerra.

Il 19 agosto, varcate le Apuane, le SS si spingevano in comune di Fivizzano

(Massa Carrara), seminando la morte fra le popolazioni inermi dei villaggi di Valla,

Bardine e Vinca, nella zona di San Terenzo. Nel giro di cinque giorni uccidevano

oltre 340 persone mitragliate, impiccate, addirittura bruciate con i lanciafiamme.

Nella prima metà di settembre, con lo sconfino del massacro di 33 civili a Pioppetti

di Montemagno, in comune di Camaiore (Lucca), i reparti delle SS portavano avanti

la loro opera nella provincia di Massa Carrara. Sul fiume Frigido venivano fucilati

108 detenuti del campo di concentramento di Mezzano (Lucca), e per finire a

Bergiola e a Forno i nazisti facevano circa 200 vittime. Avrebbero continuato la

strage con il massacro di Marzabotto.

 

da Wikipedia 

sabato 27 settembre 2008

Addio allo "spaccone", il grande Paul se n'è andato

«Stamani alle 7,30 ho ricevuto una mail dall'America che mi ha fatto sapere che Paul Newman non è più tra noi». Con queste parole Vincenzo Manes, presidente della fondazione Dynamo Camp di Limestre (Pitsoia), che fa parte dell'organizzazione internazionale di solidarietà fondata dall'attore americano, ha annunciato la morte di Paul Newman alla festa annuale della fondazione. È scattato, fra i presenti, un applauso durato alcuni minuti.

Aveva 83 anni e da tempo era malato di cancro. La notizia è stata confermata da una portavoce di famiglia.

La portavoce ha detto che la morte è avvenuta venerdì. Il grande attore viveva a New Haven, nel Connecticut.

Paul Newman, per sua volontà è stato trasferito dall'ospedale in cui si sottoponeva alle terapie, nella sua casa di New York, stroncato da un tumore ai polmoni.

Cresciuto a Shaker Heights, nei pressi di Cleveland (Ohio), figlio del proprietario di un grande negozio di articoli sportivi (a sua volta figlio di emigranti europei) e di madre ungherese, si arruolò, appena dopo la High School nella Naval Air Corp, l'aviazione di Marina, sperando di diventare pilota, ma un problema alla vista glielo impedì; durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nel Pacifico meridionale come marconista.

Nella ripresa economica del dopoguerra, si occupò della gestione della ditta paterna; nel 1949 sposò Jackie Witte e decise di intraprendere la carriera cinematografica; dal matrimonio nacquero tre figli, ma l'unico maschio, Scott, morì nel 1978 per overdose.

Dopo aver frequentato per meno di un anno la scuola d'arte drammatica della Yale University, si iscrisse all'Actor's Studio di New York e debuttò nel 1953 in teatro a Broadway in Picnic, opera poco dopo resa famosa da un omonimo film.

Il 1954 segnò il suo esordio cinematografico ne Il calice d'argento, ma la sua interpretazione non raccolse grandi lodi; il The New Yorker, ad esempio, scrisse di lui «recita la sua parte con il fervore emotivo di un autista di autobus che annuncia le fermate locali». Due anni più tardi fu meglio accolta la sua interpretazione del pugile Rocky Graziano in Lassù qualcuno mi ama, che lo illustrò all'attenzione di critica e pubblico.

Il 29 gennaio 1958, a Las Vegas, convolò in seconde nozze con l'attrice Joanne Woodward, con la quale rimase sposato fino alla morte; insieme ebbero tre figlie. Lo stesso anno la Woodward riceveva il suo premio Oscar come migliore attrice e recitava con il marito in Missili in giardino e La lunga estate calda.

A cavallo degli anni '60 fu protagonista di alcuni fra i più grandi successi della storia di Hollywood (La gatta sul tetto che scotta, Lo spaccone, Hud il selvaggio, Intrigo a Stoccolma, Il sipario strappato, Nick mano fredda, Butch Cassidy, La stangata), diventandone una delle stelle più famose di sempre, al punto da essere spesso definito una "leggenda del cinema".

Con la moglie avrebbe recitato ancora in Paris Blues (1961), Il mio amore con Samantha (1963) e Indianapolis, sfida infernale (1969). Newman la diresse come regista ne La prima volta di Jennifer (1968), The Effect of Gamma Rays on Man-in-the-Moon Marigolds (1972), The Shadow Box (1980) e Lo zoo di vetro (1987).

Vinse l'Oscar come migliore attore nel 1986 per Il colore dei soldi, sequel dello Spaccone, premio che tra l'altro non ritirò personalmente perché non presenziò alla cerimonia viste le numerose volte in cui era stato candidato e mai premiato.

l'Unità 27/09/08