martedì 9 marzo 2010

OSCAR 2010


Film: The Hurt Locker

Regia: Kathryn Bigelow (The Hurt Locker)

Attore protagonista: Jeff Bridges (Crazy Heart)

Attrice protagonista: Sandra Bullock (The Blind Side)

Attore non protagonista: Christoph Waltz (Bastardi senza gloria)

Attrice non protagonista: Mo’Nique (Precious)

Sceneggiatura originale: Mark Boal (The Hurt Locker)

Sceneggiatura non originale: Geoffrey Fletcher (Precious)

Film d’animazione: Up

Film straniero: El secreto de sus ojos (Argentina)

Art direction: Avatar

Fotografia: Mauro Fiore (Avatar)

Documentario: The Cove

Documentario (corto): Music by Prudence

Corto animato: Logorama

Corto live-action: The New Tenants

Effetti visivi: Avatar

Costumi: The Young Victoria

Trucco: Star Trek

Montaggio: The Hurt Locker

Sound mixing: The Hurt Locker

Montaggio sonoro: The Hurt Locker

Colonna sonora originale: Michael Giacchino (Up)

Canzone originale: The Weary Kind (Crazy Heart)

martedì 24 novembre 2009

CENTRALITA' DEL CINEMA?

da la tavola rotonda di Torino Film Festival 16 novembre 2009 coordinata da A.Barbera

Il cinema è stato "l'occhio del novecento", secondo una definizione del bel libro di Francesco Casetti. Nel senso che ha rappresentato il mezzo di comunicazione di massa più diffuso e influente del secolo appena trascorso, il più potente strumento di propaganda che sia mai stato
inventato e, in senso più ampio, il linguaggio che ha maggiormente contribuito a cambiare e a condizionare i costumi, le abitudini, i gusti e le mode della popolazione di tutto il mondo.
Ai nostri giorni, non sono pochi a sostenere che il cinema ha perduto la centralità rispetto al sistema dei media che aveva caratterizzato i primi cento anni della sua storia.
La crescente disaffezione del pubblico nei confronti della sala cinematografica tradizionale, a
vantaggio di altre forme di intrattenimento e di impiego del tempo libero (la televisione, internet in epoca più recente) sembra aver sottratto al cinema un primato che fino a qualche anno fa pochi si sognavano di mettere in dubbio. Il che non significa darlo per morto, ma vuol dire ripensare la sua capacità di rappresentare le nuove culture e di proporre modelli estetici significativi. Tuttavia altri indicatori sembrano segnalare che il cinema continua a rappresentare un punto di riferimento inscindibile, il referente espressivo significativo, insostituito e insostituibile per il rapporto fra individui, gli oggetti e il sistema della produzione, sia di prodotti industriali che di consumi culturali. Basta pensare alla pubblicità,
dalle campagne Lancia o a quelle di Dolce&Gabbana, all'utilizzo costante nella comunicazione
dei volti cinematografici, all'utilizzo delle star cinematografiche al posto delle modelle nelle sfilate di moda, ai continui riferimenti alle atmosfere, storie e modelli espressivi tratti dai film
attraverso cui gli spot cercano di rendere familiare o affascinante qualsiasi tipo di prodotto.
Analoghi richiami al cinema sono sempre più diffusi, per esempio, nelle ispirazioni dichiarate
dagli stilisti per le loro collezioni, nell'universo individuale e collettivo del web, nella musica e
nella letteratura contemporanee.



mercoledì 29 luglio 2009

Un film per l'estate


" Niente velo per Jasira - Towelhead " di Alan Ball (2008)

Quando il film proviene dall'estero una delle cose più delicate di cui un buon distributore deve occuparsi è la scelta del titolo in italiano e del relativo taglio promozionale che il film avrà sul mercato, il titolo ed il manifesto saranno determinanti ed influenzeranno profondamente la scelta dello spettatore. Spesso però questa fase non è dettata dal desiderio di onorare le scelte artistiche del regista o rispettare la linea impostata dalla promozione nel paese d'origine del film, bensì da più basse necessità commerciali, a volte questo genere di operazioni producono effetti devastanti sull'opera e in alcuni casi la stravolgono a tal punto da raccontare con manifesto e locandina una storia radicalmente opposta a quella che lo spettatore vedrà in sala.

Alan Ball è uno dei più brillanti ed originali creativi della tv americana contemporanea, ha creato una delle serie televisive più premiate della storia come "Six feet under" ed attualmente è impegnato in una serie dedicata al vampirismo intitolata "True blood" che sta letteralmente superando ogni record di ascolto negli Usa. Alan Ball è anche lo sceneggiatore vincitore del premio Oscar per "American beauty" ed il suo passaggio dalla scrittura alla regia era atteso già da parecchio tempo. Ma la distribuzione italiana di tutto questo dimostra di preoccuparsi molto poco, tranne che per il dettaglio su "American beauty" che ricordano in testa alla locandina italiana. Per il mercato italiano infatti la piccola storia di una ragazza per metà libanese e per metà americana che vive nella provincia a stelle e strisce durante la guerra del golfo

e che esplora per la prima volta la sua sessualità dovendosi confrontare con razzismo, sessismo ed un esperienza di stupro diventa un film sulla questione del velo con una locandina che raffigura una sensuale donna araba che ispira con il suo gesto il sesso orale. Ovvio che il film bisogna venderlo, ovvio anche che il mercato abbia le sue pretese, di solito piuttosto squallidine, ma dovrebbero esserci dei limiti. Per la cronaca il film in originale si intitola "Towelhead" ovvero "testa di asciugamano" nomignolo razzista americano che si riferisce non al velo ma al copricapo dei beduini. Jasira viene spedita dalla madre a vivere con il padre libanese dopo che il compagno comincia a dimostrare strani interessi per la figlioccia. La giovane Jasira, tredici anni, in cerca della sua identità si ritrova catapultata in una citta satellite, di quelle che hanno scuole, ospedali e centri commerciali all'interno e che sono in verità piccole fortezze isolate dal mondo esterno. La ragazza dovrà vivere con un uomo di cui sa molto poco e che sembra ossessionato per la vergine Maria e le donne esotiche. Al fine di dimostrare ai vicini di casa che la sua famiglia libanese non è retrograda e sessista il padre obbliga Jasira a fare da baby sitter al figlio dei vicini senza sapere che così facendo la lascerà nelle grinfie di un riservista arrapato e deficente che violenterà la ragazza. Ma la violenza è raccontata da Ball con molta intelligenza giocando sul filo dell'ambiguità, lasciando allo spettatore fino a pochi minuti prima della fine del film il dubbio sulla comlicità o meno della piccola Jasira. Intorno alla straordinaria protagonista si muovono anche un giovane ragazzo di colore che sceglie la libanese come sua compagna nelle prime esplorazioni sessuali ed una donna incinta americana progressista che aiuterà la ragazza a capire quello che sta vivendo ed il significato di quello che ha vissuto. Il film gioca con leggerezza su argomenti pesanti come il razzismo nelle scuole, la pedofilia, la delicatezza di un età dove il pericolo di aggressioni e manipolazioni sessuali è molto sviluppato e la naturale ricerca di se stessi che all'età di tredici anni è particolarmente tormentata. Un bel film che ci aiuta a ricordare come la società delle escort e delle veline in prima pagina sia terribilmente influente e di come il corpo della donna sia sempre di più , rispetto alla modernità del pensiero, un oggetto di potere e possesso per una percentuale spaventosamente alta di maschi. Il velo del titolo non c'entra nulla perchè Jasira ha un padre libanese cattolico, ma forse per il distributore gli arabi sono tutti uguali ...

Daniele Clementi

lunedì 11 maggio 2009

Taxi to the Dark Side


Il 1° Dicembre 2002, Dilawar, un giovane taxista afgano, carica tre passeggeri, non farà più ritorno a casa.
Prendendo spunto dall’indagine giornalistica di Tim Golden del “New York Times” sulla misteriosa morte di Dilawar nella prigione americana di Bagram (2002), Alex Gibney intraprende una sorprendente inchiesta che, partendo dalle torture e i soprusi subiti dai “terroristi” arabi rinchiusi nelle carceri militari americane in Afganistan e Iraq, arriva a indagare e svelare la vera natura di gravissimi episodi di violazione dei diritti umani, solo apparentemente accidentali. Un’indagine che lo porta sino a Guantanamo, e ai metodi di interrogatorio della CIA negli anni ’50, ’60 e ‘70, per svelare il lato oscuro della politica anti-terrorismo dell’amministrazione Bush dopo l’11 settembre ed i tanti retroscena dell’intervento americano in Medio Oriente.

 

REGIA

Alex Gibney

SCENEGGIATURA

Alex Gibney

FOTOGRAFIA

Maryse Alberti, Greg Andracke

MONTAGGIO

Sloane Klevin

MUSICHE

Ivor Guest, Robert Logan

PRODUZIONE

Jigsaw Films

NAZIONALITA' USA   ANNO 2007

DURATA  106'

 

Festival Marematraggio 2009 di Trieste

La retrospettiva (26 e 27 giugno) si inserisce in un ampio

programma sulla cinematografia greca iniziato nel gennaio

2009 al 20esimo Trieste Film Festival con una rassegna di

pellicole prodotte negli ultimi dieci anni e completato con

una ulteriore rassegna prevista per l'edizione 2010 del TFF.

 

http://www.ninniradicini.it/kritik/greciamaremetraggio.htm

 

domenica 3 maggio 2009

Departures vince al Far East Film

Far East Film, vince il Premio Oscar, “Departures” di Takita Yojiro.

 UDINE, 3 Maggio 2009 - Con una valanga di voti e realizzando una media complessiva davvero alta (4.57 su un massimo di 5). Departures di Takita Yojiro è stato incoronato migliore film dal pubblico della 11/a edizione del Far East Film Festival, conclusosi ieri sera a Udine. Il re degli Audience Awards 2009, dunque, già vincitore dell’Oscar come migliore film straniero, batte bandiera giapponese, mentre battono - rispettivamente - bandiera sudcoreana e bandiera indonesiana il secondo e il terzo classificato: l’irresistibile comedy Scandal Makers di Kang Hyeong-chul e il poetico melodramma The Rainbow Troops di Riri Riza. Anche la speciale giuria degli accreditati Black Dragon ha eletto numero uno l’inno alla vita di Departures, mentre i lettori di Mymovies.it, votando direttamente online, hanno preferito il road movie giapponese One Million Yen Girl della giovane regista Tanada Yuki. (Ansa).

mercoledì 29 aprile 2009

Immagini da Udine FAR EAST film